La psicologia dello sport è una disciplina che ha radici antiche, ma che nel tempo si è sviluppata fino a diventare una delle specializzazioni della psicologia più importanti e ambite. Lo psicologo sportivo si occupa della cura, del sostegno e del benessere fisico e mentale di atleti professionisti o amatoriali, in circoli sportivi o istituzioni pubbliche (scuole, centri ricreativi, ecc).
Per diventare psicologo dello sport non basta avere una laurea in Psicologia, ma è importante seguire dei corsi di specializzazione e svolgere degli stage formativi. Scopriamo in questo articolo come diventare psicologo dello sport e quali sono gli sbocchi lavorativi possibili in questo settore.
Come diventare psicologo dello sport?
Il primo passo per diventare uno psicologo in Italia, e in particolare specializzarsi nella psicologia dello sport, è il conseguimento della laurea triennale in Psicologia o Scienze Psicologiche e, successivamente, di una laurea magistrale in Psicologia.
A questo punto è necessario svolgere il tirocinio professionale e poi l’esame di abilitazione alla professione per poter iscriversi all’Albo degli Psicologi (sezione A). L’iscrizione all’Ordine permette di svolgere l’attività come libero professionista, ma richiede l’apertura della partita Iva.
Per diventare psicologi sportivi si deve continuare la formazione universitaria post-laurea con corsi specifici di almeno 50 ore oppure master da seguire online o in presenza. Questi ulteriori corsi aiutano il professionista a conoscere le basi di alcune materie come fisiologia, psicofisiologia e neurofisiologia, medicina dello sport, psicologia dello sviluppo e scienze organizzative.
Psicologia dello sport: Master e formazione
Per diventare psicologi sportivi, è prerequisito necessario quindi essere in possesso di una Laurea magistrale in psicologia ed essere abilitati alla professione di psicologo. In seguito è fondamentale seguire un master universitario in psicologia dello sport. Questo master può essere frequentato anche da medici, laureati in scienze motorie o in scienze della formazione primaria, con la differenza che questi professionisti non possono esercitare come psicologo sportivo, ma partecipano al master solo al fine di ampliare le loro conoscenze nell’ambito.
Per un aspirante psicologo sportivo, è importante iniziare sin da subito a lavorare negli ambienti dedicati, continuando ad integrare la propria formazione con corsi e stage in aziende, enti od organizzazioni che lavorano con la psicologia dello sport.
A questo proposito, esistono due associazioni di categoria che si occupano di ricerca e di promozione, l’AIPS (Associazione italiana psicologia dello sport e dell’esercizio) e la SIPSIS (Società italiana di psicologia dello sport), che spesso organizzano percorsi formativi utili per migliorare le proprie conoscenze ed iniziare la carriera di psicologo dello sport.
Cosa fa lo psicologo dello sport?
La definizione più accreditata di psicologia dello sport, che ci aiuta a capire di cosa si occupa nello specifico uno psicologo sportivo, è stata data da due studiosi americani, Weinberg e Gould, nell’opera del 1995 “Foundations of sport and exercise psychology“. Questa figura professionale “si occupa dello studio scientifico dei comportamenti legati allo sport e alla pratica dell’esercizio fisico, oltre che delle ricadute applicative di tali conoscenze in contesti specifici e anche molto diversi tra loro“.
Gli psicologi dello sport, quindi, si occupano dei processi cognitivi, emotivi e comportamentali legati a tutti i tipi di ambiti sportivi. In particolare, si dà molta importanza alla relazione tra corpo e mente.
Gli psicologi dello sport possono decidere di specializzarsi in uno dei due ambiti principali, seguendo un percorso specifico per l’obiettivo che intendono raggiungere:
- Psicologia dello sport per l’attività di livello professionale, quindi a stretto contatto con atleti professionisti ma anche dirigenti, manager e allenatori;
- Psicologia dell’esercizio fisico rivolta a chi pratica sport a livello amatoriale o semplice attività motoria, per esempio genitori o ragazzi che vogliono raggiungere una migliore qualità della vita attraverso lo sport.
Mentre il primo ambito si concentra sulle migliori prestazioni atletiche (quindi aiutare gli atleti professionisti ad affrontare le competizioni, sostenendoli anche dal punto di vista della salute mentale), il secondo è più legato agli aspetti del benessere psicofisico (per motivare qualsiasi persona a raggiungere un obiettivo o una forma fisica desiderata).
Opportunità lavorative nella psicologia sportiva
Un professionista può lavorare come psicologo dello sport, come abbiamo visto, in diversi ambiti:
- con allenatori o dirigenti sportivi per offrire supporto a chi si relaziona in prima persona con gli atleti;
- con persone che praticano sport o semplici attività motorie per offrire consulenza e sostegno.
A differenza di altre specializzazioni, per diventare psicologo sportivo non occorre partecipare ad alcun concorso pubblico. Gli ambienti lavorativi principali sono enti, associazioni sportive, circoli, scuole di calcio, ecc.
Lo psicologo dello sport per atleti professionisti concentra la sua attenzione sulle tecniche di rilassamento, gestione dello stress, dell’ansia, delle difficoltà. Al contempo può aiutare a superare il peso della sconfitta e a motivare lo sportivo verso nuovi possibili traguardi futuri. Ai livelli più alti, inoltre, lo psicologo cerca di promuovere il senso del lavoro di squadra, la comprensione dei limiti di ogni atleta e il rispetto del proprio corpo.
A livello non agonistico, quindi per tutte le persone che svolgono attività sportiva per piacere e passione, lo psicologo insegna a gestire le emozioni e a migliorare la fiducia in sé stessi. Può anche occuparsi di socializzazione o educazione allo sport.
Gli psicologi sportivi, inoltre, possono essere coinvolti nelle scuole per promuovere l’aspetto socioeducativo dell’attività motoria. Altri possibili ambienti di lavoro sono le società di consulenza private e i centri di ricerca delle università e dei centri di studio privati.